venerdì 13 aprile -con inaugurazione alle 18.30

i lavori in ceramica di Elena de Ghantuz Cubbe.


Come frammenti di terra, fantasia e poesia le sue ceramiche, diversissime tra loro, nascono dall’esigenza di uscire, almeno tramite l’arte, dal nostro mondo e dalle sue storture, colorandolo e dandogli nuova forma, ma anche giocando con le proprie paure: Piccolo Bang, frammenti, è il titolo di questa esposizione

L’appuntamento di aprile con la rassegna “Wekend in mostra”, che propone ogni mese un artista diverso, nello spazio-tempo limitato a un fine settimana presso il Circolo Pink di Verona, è fissato per venerdì 13 aprile alle 18.30 e vedrà in mostra i lavori in ceramica di Elena de Ghantuz Cubbe, artista di origine siriana, nata a Roma e residente a Verona da oltre 40 anni. Con questa esposizione Elena de Ghantuz Cubbe ripercorre il suo lavoro nell’arco di un decennio di attività presso il suo laboratorio veronese “la gattabuia”, dagli anni ’80 agli anni ’90. Come frammenti di terra, fantasia e poesia le sue ceramiche, diversissime tra loro, nascono dall’esigenza di uscire, almeno tramite l’arte, dal nostro mondo e dalle sue storture, colorandolo e dandogli nuova forma, ma anche giocando con le proprie paure: Piccolo Bang, frammenti, è il titolo di questa esposizione. “Mi hanno chiesto in che mondo vivo…beh… in questo, solo che ho cercato di colorarlo un po’, altrimenti mi metto a piangere; qualche volta però vedo nero e allora provo a giocare con le mie paure” dichiara l’artista che, attraverso la manualità e le infinite possibilità insite nel materiale da lei prediletto, la ceramica, può dare espressione e vita a un mondo nuovo, a un mondo dove i colori e le forme possono creare nuovi equilibri e nuove prospettive. Elena de Ghantuz Cubbe ha iniziato un po’ per caso a lavorare ed esprimersi tramite la ceramica, partendo da una originaria curiosità rispetto alle possibilità di una materia, l’argilla, che ha già di per sé una corposità che l’attraeva e la stimolava a sperimentarne le qualità espressive. Molti dei suoi lavori sono tondeggianti e danno l’idea di qualcosa di morbido, questo è il caso ad esempio dell’opera in bianco e nero intitolata MATERNITÀ, o dell’opera ABBRACCIO, sempre in bianco e nero. Oltre a questa qualità particolare della materia utilizzata, Elena ha presto scoperto che attraverso il gesto creativo e la manualità “affioravano emozioni e sensazioni” che prima non conosceva, e che lavorare l’argilla diventava per lei un modo immediato e istintivo per far riemergere la bambina che era in lei, quella bambina libera da pregiudizi ed aperta a recepire senza filtri le cose del mondo che era stata invece soffocata dalle mille sovrastrutture con cui la nostra complessa civiltà occidentale ci costringe a fare i conti. Nel suo laboratorio veronese, dal significativo nome “la gattabuia” e sulla cui insegna era rappresentato un quadrato fatto a grata con una sagoma di gatto nero, una piccola fucina d’artista quasi essenziale nella sua semplicità ma piena di vita, Elena ha sempre potuto lavorare divertendosi, e con molta lucidità afferma di essersi fermata “prima che l’entusiasmo finisse”, scelta più che apprezzabile in un mondo come il nostro dove la capacità di sapersi fermare quando è giunta l’ora è cosa veramente rara. Un’altra dote di cui il mondo ha sempre bisogno, purtroppo non così diffusa di questi tempi e che invece ritroviamo espressa nelle ceramiche di Elena de Ghantuz Cubbe, è certamente l’ironia, evidente ad esempio nell’opera ESPLOSIONE DEMOGRAFICA, un grattacielo che presenta delle aperture dall’interno, come se fosse scoppiato per l’incapacità di trattenere il suo contenuto e che vuole rappresentare con gioioso umorismo il problema della sovrappopolazione mondiale. Il tutto prima che avvenisse la terribile deflagrazione delle Torri gemelle a cui, ironia della sorte, di primo acchito quest’opera potrebbe far pensare. Interessanti anche alcune opere dedicate a città ormai fondamentali per l’immaginario artistico, come quella dedicata a VENEZIA e quella ispirata a PARIGI; più eteree opere come CASE SULL’ACQUA, dove vari elementi tenuti insieme da fili mostrano la fragilità e la mobilità di qualcosa apparentemente immobile e statico, un altro modo per giocare con i punti di vista più consolidati e raramente messi in discussione.

 

 

L’esposizione resterà aperta anche il sabato, dalle ore 10.00 alle ore 13.00 e dalle ore 16.00 alle ore 20.00. Il circolo Pink si trova in via Scrimiari 7/a, Verona.




 




Data inizio: 01-01-2007
Data fine: 13-04-2007
Orario: sabato, dalle ore 10.00 alle ore 13.00 e dalle ore 16.00 alle ore 20.00
Luogo: Circolo Pink
Indirizzo: in via Scrimiari 7/a
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