Paolo_Vigevani_Scavi_Scaligeri_Veronafino al 10 maggio 2015, ingresso libero, tutte le domeniche alle ore 11, visita guidata gratuita.

In mostra una selezione di 134 fotografie realizzate dall'artista a partire dalla fine degli anni '60 fino ad oggi, dagli scatti in bianco e nero a quelli a colori, dall'uso sapiente dell'analogico alla scoperta del digitale, la mostra presenta le diverse anime di Paolo Vigevani. Questo artista, pur rimanendo fedele a se stesso, ha saputo stare al passo con le innovazioni tecniche e tecnologiche del mezzo fotografico, studiandone e sfruttandone con curiosità le più ampie possibilità espressive. Italo Zannier lo ha definito un «fotoamatore» che con rigore e inventiva «individua nel caos del paesaggio reale, di volta in volta, un elemento significativo [...] per coglierne l'essenza figurativa». Geometrie, riflessi, linee, forti contrasti e delicati equilibri compongono il linguaggio artistico di Vigevani, che si sviluppa su diverse direttrici, concettuali prima che cronologiche.
"Quando l'occhio diventa una spia: Paolo Vigevani dal bianco-nero al colore" è il titolo della mostra, a cura di Italo Zannier, dove domina il gioco dei riflessi, del doppio, di vetri e specchi, anche d'acqua, dove anche nel paesaggio dominano linee, geometrie, contrasti e campi di puro colore; gli scatti che immortalano murales usurati, manifesti strappati e muri scrostati, testimoni dell'inesorabile passare del tempo ma anche della
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Arte_e_vino

dal 11 aprile e prorogata fino al 13 settembre 2015, Palazzo della Gran Guardia

La mostra "Arte e Vino", promossa dalla Città di Verona e da VeronaFiere con il Museo Statale Ermitage e prodotta insieme a Villaggio Globale International (società partner in Italia del Museo Statale Ermitage), farà da filo conduttore tra il Vinitaly (22 – 25 marzo 2015) e il padiglione targato Vinitaly dedicato al vino e all'olio, con il quale VeronaFiere si presenterà all'Expo di Milano (1 maggio – 31 ottobre 2015). "Arte e Vino nei secoli" per potenziare e sviluppare la promozione di una eccellenza del made in Italy: il vino diventato ambasciatore di territori e di valori italiani nel mondo.

A cura di Annalisa Scarpa e Nicola Spinosa, in esposizione opere di artisti che, nei secoli, si sono confrontati con il vino, le sue realtà e le sue simbologie: dal Rinascimento al Settecento, dall'Ottocento fino alle opere moderne del XX secolo.

Opere di artisti italiani e di artisti stranieri che hanno avuto uno stretto rapporto con l'Italia, per affinità culturale o per avervi soggiornato. Qualche nome? Giovanni Bellini, Arcimboldo, Luca Giordano, Caravaggio, Guido Reni, Annibale Carracci, ma anche Lucas Cranach, Peter Paul Rubens, Ribera, Nicolas Poussin, Jacob Jordaens... Fino a Boccioni, Depero, Guttuso.

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Renzo_Marinelli_Incorniciarte

7 marzo - 4 aprile 2015

Già i primi disegni del giovanissimo Renzo Marinelli (1922-2003) testimoniano quello che sarà il motivo della sua futura ricerca artistica, che abbina una tensione etica con una estetica, una necessità di discorso linguistico con una di discorso sociale.

E seppure, per forza di cose, il lavoro di Marinelli possa risentire di un'atmosfera fondamentalmente provinciale, i suoi quadri dei primi anni '50 sono perfettamente in linea con quanto si va sviluppando a livello nazionale, ossia con quella rappresentazione del reale che distorce picassianamente la natura delle cose rappresentate. Sono gli anni leggendari e irripetibili della galleria Ferrari e dei suoi straordinari protagonisti: Arduini, Chiecchi, Degani, Girardello, Martinelli, Meloni, Olivieri, Rampinelli, Veneri, ecc. E proprio nei primi anni '60 troviamo un Marinelli che pare portare avanti a modo suo un discorso tutto interno all'Informale (tra Afro, Birolli e Vedova): una pittura, la sua, scaldata da uno sguardo che letteralmente s'immerge nel paesaggio fino a perderne ogni identificazione, ogni riconoscibilità e a portare la materia stessa a farsi paesaggio, visione.

Ma c'è anche un Marinelli che lentamente rende la pittura un fatto plastico, tangibile: una reale costruzione ottenuta con intarsi lignei precisi, indicativi, a volte ironici. E' come se l'artista, dopo aver osservato il fondo (l'intimità) del paesaggio, volesse "mettere

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mostra personale di Luisa Raffaelli  Inaugurazione sabato 28 marzo, ore 18-21 Galleria La Giarina di Verona
a cura di  Michele Bramante
dal 28 marzo 2015 al 20 giugno 2015

Il 28 marzo si inaugura la mostra personale di Luisa Raffaelli  presso la Galleria La Giarina di Verona che presenta fotografie, video e installazioni dell’artista impegnata in una ricerca al confine tra arte e antropologia.

Disobbedendo alle linee guida del pensiero contemporaneo, che, in fondo, impone di non sognare troppo, Luisa Raffaelli gioca, al contrario, con le proprie utopie. L'interesse specifico del suo immaginario è centrato sulle condizioni ambientali e abitative, nonché sul loro governo attraverso razionalità e costruzione che codificano il rapporto tra spirito e natura, tra l'uomo e il proprio ambiente e, ancora, tra soggetto e soggetto.

Nelle zone periferiche, campo nevralgico degli esperimenti di Raffaelli, le possibilità si moltiplicano, la lontananza dal controllo centrale diminuisce il grado di sicurezza, ma gli eventi diventano più imprevedibili e fecondi.

A partire da cellule abitative che innescano il momento genetico della struttura, Raffaelli sviluppa un composito tessuto extraurbano che integra nella sua evoluzione tutto il materiale utile alla sopravvivenza, allo scopo di soddisfare i bisogni elementari di una cittadinanza ibrida.

La lucida utopia urbanistica di Luisa Raffaelli si misura, così, con la necessità di equilibrare le tensioni

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Eugenio_Tibaldi_Red_Verona
Inaugura sabato 21 febbraio 2015, alle ore 11.30 presso Studio la Città: Red Verona, mostra di Eugenio Tibaldi a cura di Adele Cappelli.
Per la prima volta a Verona l'artista torinese, napoletano d'adozione, espone opere progettate e realizzate appositamente per gli spazi di Lungadige Galtarossa, con forti richiami al territorio veronese e alle sue contraddizioni.
Di grande impatto e ricchi di suggestioni, i temi presi in esame dall'artista toccheranno aspetti sia sociali che economico-politici, trasformando Verona in una scenografia inconsapevole nel teatro di conflitti interni dell'animo umano.
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Le opere in galleria si offrono come la struttura di un intenso e sfaccettato racconto. L'artista traccia una linea sulla quale pone, attraverso il suo sguardo, conflitti mentali e politici legati alle trasformazioni in corso. Sollecitazioni individuali e sociali causate da eventi recenti con un occhio alla storia del passato. Narrazioni letterarie, fantastiche capaci di dissolvere il rigore del vero e del falso per diventare feticci talmente reali da essere ricordati, celebrati, condivisi al pari di fatti accaduti. La linea di Eugenio Tibaldi segna, incrociando fatti e storia della città di Verona con altre realtà, confini geografici che s'incontrano e scontrano con i confini dell'esistenza.
Ecco allora, tra le opere esposte, l'orizzonte urbano di Verona Landscape, imponente lavoro nel suo sviluppo lineare oltre 30
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Modotti-primo-piano

Retrospettiva  Centro Internazionale di Fotografia Scavi Scaligeri di Verona

dal 29 novembre 2014 - 8 marzo 2015

inaugurazione:
venerdì 28 novembre ore 18.00

Mostra dedicata ad una delle donne fotografe più celebri al mondo, Tina Modotti.“Sempre, quando le parole "arte" e "artistico" vengono applicate al mio lavoro fotografico, io mi sento in disaccordo… Mi considero una fotografa, niente di più. Se le mie foto si differenziano da ciò che viene fatto di solito in questo campo, è precisamente perché io cerco di produrre non arte, ma oneste fotografie, senza distorsioni o manipolazioni.” (Tina Modotti, Sulla fotografia).
Fotografa, attrice, musa di artisti e poeti, attivista politica,Tina Modotti è stata una delle personalità più eclettiche del panorama artistico del secolo scorso.La mostra, realizzata da Cinemazero e curata da Riccardo Costantini, ripercorre l'intera vita di Tina e ne ricostruisce sia la sua straordinaria esperienza artistica – che la vide prima attrice di teatro e di cinema in California, e poi fotografa nel Messico post-rivoluzionario degli anni venti – sia la sua non comune vicenda umana.

Un cammino che educa l’occhio dello spettatore contemporaneo, riportandolo alla misura calibrata e meditata che caratterizza tutta l’opera della Modotti, cogliendo la forza caratteristica della fotografia: il suo non voler essere a

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