Eduard_Habicher_Galleria_Goethe

Tra peso e leggerezza, realtà e illusione, trasparenza e opacità. Eduard Habicher costruisce la sua scultura come fosse un luogo "altro", fantasmatico. Che invade lo spazio e che dallo stesso spazio si fa invadere. Alla Galleria Goethe di Bolzano, fino al 4 marzo 2014.

"Lo spazio è un dubbio: deve essere continuamente individuato, designato, conquistato.". Così G. Perec. Ebbene, la scultura di Eduard Habicher (Malles, Bolzano, 1956; vive a Merano) si pone proprio come una ininterrotta interrogazione dello spazio. Essa può accompagnarlo, riconfigurarlo, estenderlo, facendo ricorso ad un gioco combinatorio di elementi instabili, dislocati, aperti. Anche la scultura dell'Avanguardia, da Tatlin a Calder, ha provato a sfidare le leggi della gravità, ma l'ha fatto sottolineando la propria leggerezza. Habicher non ha bisogno di esibire una levità di materiali; semplicemente solleva da terra l'acciaio, il legno combusto, il vetro. La leggerezza nelle sue opere non nasce dalla materia, nasce dal movimento. E le forme definiscono più il loro divenire che il loro essere. Lo stesso discorso vale anche quando interviene la negazione di ogni fisica consistenza (come può essere l'ombra che non è mai meno reale del corpo che la proietta o il vetro che suscita autentiche trasparenze sulle pareti): sono solo stratagemmi illusivi, che non hanno nessuna intenzione di contraddire l'ordine dello

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15 febbraio 2014 - 15 marzo 2014

"River. Esperimento Domestico" è il titolo dell'esposizione di Giovanni Frangi inaugurata sabato 15 febbraio 2014 alle ore 18.00 presso le sale della galleria Ferrarin Arte di Legnago.

La vicenda artistica di Frangi (Milano, 1959) da tempo si è caratterizzata per un uso e un abuso di mezzi che non sempre sono propri del suo segno più riconoscibile. Realizza, infatti, con i suoi quadri delle particolari installazioni, ama manipolare le immagini fotografiche e, nella sua ultima mostra Sheherazade al Museo Nazionale San Matteo di Pisa, ha disseminato il percorso con sculture in gommapiuma, come se fossero sassi. La necessità sperimentale è stata una costante della sua ricerca e River si propone come nuovo esperimento creativo.

Il movimento dell'acqua e la sua potenzialità espressiva hanno suggestionato la fantasia dell'artista tanto da poter considerare questa sua attrazione un fil rouge costante della sua storia creativa. Da Nobu at Elba del 2004 alle ricostruzioni di un fondale marino del View master del 2006 fino ai grandi quadri dedicati alle cascate, l'acqua è fonte costante di ispirazione. Giovanni Frangi è arrivato a considerare che la realizzazione delle sue opere ispirate al tema dell'acqua possa trovare una forza visionaria diversa rendendo reale il movimento. Non vuole più quadri statici, ma mobili. Come

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Inaugurazione mercoledi 12 marzo 2014 ore 18,00   Museo Civico di Storia Naturale 

12 marzo – 30 giugno 2014


La mostra inaugura la sesta edizione di "Infinitamente" Interverrà il critico d'arte Marco Meneguzzo

Tra le prime artiste europee a utilizzare il 3D, Cunéaz concepisce l’opera come una sfida, un attraversamento, o, ancora, come un porsi al limite della coscienza. Nelle sue opere l’artista indaga il mondo dell’infinitamente piccolo, svelandone gli elementi più emblematici – cristalli, spore, pollini, globuli… – per riproporli in visioni di straordinaria suggestione, oscillanti fra immagini di idilliaca empatia e fantascientifici miraggi. La realtà indagata nei suoi segreti più nascosti appare diversa e la creatività dell’artista la sottopone a nuove, sorprendenti  metamorfosi. Il 3D entra, a pieno titolo, a far parte della sua indagine tanto da diventare elemento di ricerca sia per i video, sia per gli screen painting, schermi dipinti. La terza dimensione consente di sviluppare un nuovo modello formale che non nasce dalla manipolazione della realtà, ma conduce alla creazione di un universo parallelo, con radici nel nostro inconscio e nella nostra memoria. I mondi di Cunéaz traggono origine dagli archetipi della nostra mente e li rimodellano, evocando emozioni profonde e la percezione di una nuova energia vitale.

L’allestimento comprende una videoscultura, screen painting, installazioni

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RobertoPugliese09

15 Febbraio - 24 Aprile 2014
Opening sabato 15 Febbraio ore 11.30
Studio la Città - Verona A cura di Valerio Dehò

.Da sabato 15  febbraio 2014 personale del giovane artista napoletano Roberto Pugliese: "Concerto per natura morta". Sculture e installazioni che accomuneranno alla ricerca sonora e digitale - cifra caratterizzante del lavoro di Roberto - una nuova estetica legata allo spazio. La mostra sarà curata da Valerio Dehò.

 

 

Per maggiori informazioni cliccare qui


 


Fluide propagazioni alchemiche – 2014
speaker subacquei, vetro, cavi audio, composizione, sistema di riproduzione audio, dimensioni ambientali

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dal 15 febbraio al 26 aprile 2014
Inaugurazione sabato 15 febbraio, ore 18.30
a cura di Luigi Meneghelli
 
Enrico Baj - Andrea Bianconi
Clara Brasca - Alessia Cargnelli - Claudio Costa
Jean Dupuy - Ken Friedman - Daniele Girardi
Daniele Giunta - Maurice Henry - Adolf Hoffmeister
Aldo Mondino - Otto Muehl
Santiago Picatoste - Silvano Tessarollo

"L'arte è un mélange di vaudeville, di gag, di gioco infantile, di Spike, Jones e Duchamp". Così scriveva nei primi anni '60 il guru di Fluxus George Maciunas. Certo, una mostra non può essere un movimento, una sequenza di "opere allo sbaraglio" non ha nulla a che vedere con le manifestazioni effimere di quell'ultima, utopica avanguardia che è stata Fluxus. Eppure alcuni sintomi che attraversano l'intera esposizione sembrano venire proprio da quel crogiolo inafferrabile di azioni, riti, lavori iniziati e mai finiti.

Già il titolo "Quindici pezzi facili", che richiama sfacciatamente il quasi omonimo film di Bob Rafelson del 1970 (storia di un uomo braccato dalla vita che cerca e non trova, che fugge e si perde senza soluzione di continuità), sta a indicare l'obiettivo di una sorta di deriva visiva che scavalca il limite di ogni spazio e di ogni figura (quadro, galleria, artista), per farsi manifestazione effimera, che sparge idee più che soluzioni, processi più che compimenti.

Ma pure quel disegno

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Dal 7 marzo al 16 marzo 2014  Unicredit Art Gallery Via Garibaldi, 1

Orari di apertura: tutti i giorni dalle 9 alle 19

Quando l’invisibile diventa visibile emerge tutto il fascino di elementi che all’occhio umano sono impercettibili.

Infinitamente ospita l’esposizione itinerante della Royal Photographic Society (RPS), portata in Italia dal Capitolo Italiano della RPS (CIRPS), dedicata alla fotografia scientifica: settanta straordinarie immagini  – realizzate da studiosi che operano in diversi settori, tra cui alcuni italiani – nate con il fine di illustrare la ricerca scientifica e renderla più comprensibile al pubblico.Mondi solitamente visibili solo grazie all’uso del microscopio e del telescopio, come un minerale di grafite, l’occhio di un coleottero o una goccia di sangue, vengono rivelati attraverso la luce polarizzata o fluorescente o grazie a tecniche speciali, quali la fotografia ad alta velocità. Microrganismi e minerali, fenomeni naturali ed oggetti d’uso quotidiano possono così essere osservati sotto una spettacolare prospettiva altrimenti invisibile.

Mostra realizzata in collaborazione con UniCredit.Realizzata in collaborazione con la Royal Photographic Society


Le mostre di Infinitamente

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26 ottobre 2013 – 26 gennaio 2014
Inaugurazione: sabato 26 ottobre ore 11.30

Centro Internazionale di Fotografia Scavi Scaligeri,
Cortile del Tribunale, Verona

a cura di Denis Curti.

Più di 180 le immagini raccolte in dieci sezioni – tra cui una dedicata alla città di Verona -, che tracciano i momenti fondamentali dell’attività di un protagonista assoluto del fotogiornalismo
italiano, capace, come pochi altri, di rendere leggibile la complessità del mondo


Dai suoi scatti in bianco e nero traspare una straordinaria capacità di esporre le storie senza pregiudizi. Berengo Gardin racconta la vita politica, i cambiamenti sociali, gli eventi che hanno
segnato la storia dell’Italia, oltre che momenti di vita quotidiana nelle strade, gli incontri casuali con le persone, i gesti spontanei. Le sue immagini - alcune ormai riconosciute come patrimonio visivo
degli italiani - narrano la realtà con rigore e sensibilità, ponendo sempre al centro dell’attenzione l’uomo e la sua dignità, e suscitando nello spettatore interrogativi sulla società che lo circonda.


La mostra è presentata dal  Comune di Verona, in collaborazione con la Casa dei Tre Oci di Venezia, Fondazione Forma per la Fotografia e Civita Tre Venezie

Aperta al pubblico da martedì a domenica ore 10.00 – 19.00 (lunedì chiuso).
Tutte le domeniche alle ore 11.00 visita guidata compresa nel biglietto d’ingresso.
Biglietti: intero 7,00* euro; ridotto 5,00*

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14 dicembre 2013 – 18 gennaio 2014

Inaugurazione sabato 14 dicembre ore 18.30

"Il paesaggio si rispecchia, si umanizza, ripensa in me. Io lo oggettivizzo, lo traduco, lo fisso sulla mia tela". Così confessava Paul Cézanne nel suo ostinato, furioso tentativo di dare un volto all'enigma della visione. Non era la realtà in sè ad interessarlo, ma il modo di vederla, sentirla, ascoltarla, quasi di coincidere con essa. Ebbene, anche l'intero percorso pittorico (e grafico) di Ebe Poli (Verona 1901 – 1993) sembra la manifestazione di un desiderio di abbracciare con amore l'incanto del vedere: di vedere tutto, la realtà come l'irrealtà, la natura come il sogno, il colore compatto come il segno corroso.

Ma a differenza di Cézanne che indagava un paesaggio per ricostruirlo e assestarlo secondo un rigido ordine geometrico, Ebe Poli opta per una visione che comprende una molteplicità di punti di vista. Lei ha bisogno di rendere ogni cosa mobile, vibratile, pregna di umori. Ed è come se, al di là delle idee di spazio e colore, cercasse una sorta di animazione interna, un irraggiarsi del visibile oltre se stesso e i propri limiti. E, questo, fin dagli anni trascorsi a Burano, accanto ai vari Mario Vellani Marchi, Moggioli, Gino Rossi, Semeghini: gli scorci non sono mai descritti,

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7 dicembre 2013 - 2 febbraio 2014
Inaugurazione: sabato 7 dicembre, ore 18.00

Architetture del caso, labirinti del dubbio, misure del sogno. La ventina di opere che l'artista mantovano Luca Rossi presenta, al primo sguardo sembrano fondarsi su una geometria intesa come equilibrio, armonia, ordine. Ma basta poco per rendersi conto che la composizione è in realtà formata da un infinito accumulo di tracce, pieghe, sovrapposizioni. Il tutto dipende dal fatto che per l'artista un quadro non è mai veramente finito: egli lo prende, lo lascia, lo recupera, per aggiungervi sempre ulteriori segni, innesti, rinvii. Il suo obiettivo è quello di farne una struttura aperta: non più una semplice relazione con lo spazio, ma una presa di coscienza dello spazio stesso e della sua dimensione.

Non essendo un matematico né un filosofo, egli non tenta di dimostrare che la sua opera è un modello di bellezza, ma la interroga, la esamina come fosse un corpo vivo, palpitante. Così, alla fine, più che la struttura delle varie figure, conta seguire il procedimento di esecuzione, importa osservare la costruzione interna dell'opera, la sua ossatura, proprio come quella di un corpo umano o di un edificio: un'ossatura discreta, che a volte si fa persino dimenticare, ma che sostiene l'intera impalcatura del quadro. Del resto il lavoro

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Emilio_Vedova_1980_foto_Paolo_Gasparini_pp14 dicembre 2013 - 31 marzo 2014, Galleria dello Scudo, Verona - inaugurazione: sabato 14 dicembre 2013, ore 19.00
 
De America, ciclo composto da circa cinquanta dipinti su tela e su carta eseguiti a Venezia da Emilio Vedova tra il 1976 e il 1977, è il tema della mostra in programma a Verona alla Galleria dello Scudo. L'iniziativa documenta questo corpus di opere mai esposto prima d'ora nella sua completezza ed è accompagnata da una pubblicazione a cura di Germano Celant, Direttore artistico della Fondazione Emilio e Annabianca Vedova che collabora nella realizzazione del progetto.
Il titolo attribuito ai lavori, tutti in bianco e nero, è un evidente rimando alle esperienze dell'artista negli Stati Uniti a partire dal 1951 per venticinque anni, dai rapporti instaurati con università, istituzioni pubbliche ed esponenti del mondo della cultura d'oltreoceano, ai numerosi appuntamenti espositivi dal Canada all'America latina e agli importanti riconoscimenti conseguiti in sedi prestigiose.

Protagonista già dall'inizio degli anni '40 dell'avanguardia artistica italiana in una Venezia particolarmente attiva con la rinascita delle storiche Biennali e la presenza di figure significative come quella di Peggy Guggenheim, Vedova entra ben presto in un circuito che travalica i confini nazionali.

Se nell'immediato dopoguerra l'asse Roma-New York favorisce un dialogo tra le nuove istanze dell'espressionismo astratto americano e il

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castella
Inaugurazione 7 dicembre ore 11,30
Studio la Città
Mostra personale di Vincenzo Castella: "Aiming at the Dust", con le fotografie tratte dalla nuova serie sul Rinascimento italiano e due video inediti.
In mostra a Studio la Città fino a sabato 8 febbraio 2014.
Durante l'inaugurazione, sarà presentato per la prima volta al pubblico presso Studio la Città il nuovo volume "Italia. Rinascimento Sacro", edito da FMR in tiratura limitata e numerata con 140 immagini di Vincenzo Castella. Per l'occasione saranno presenti sia l'artista che il direttore di FMR, Fabio Lazzari.
 
Studio la Città
Lungadige Galtarossa 21
 


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