Manga_-_santi

6 febbraio - 2 maggio 2010, Museo Diocesano di Venezia, Chiostro sant’Apollonia

Questa curiosa esposizione promossa dal Museo Diocesano di Venezia, presenta l’iconografia dei santi della tradizione cattolica in “stile manga” più vicina al linguaggio delle nuove generazioni. Il progetto che prevede l’esposizione di 80 soggetti  nasce dall’esigenza di far incontrare il pubblico più giovane con il linguaggio iconografico dell’arte religiosa che, nel corso dei secoli, ha comunicato, attraverso un vero e proprio dizionario di immagini, i temi della fede e della storia sacra.

La mostra non intende banalizzare l’immagine dei santi; piuttosto, avvalendosi di esperti, ha approfondito  i dati della tradizione e gli attributi dell’iconografia, semplicemente traducendoli in una lingua spigliata, vivace e più facilmente comprensibile. Pertanto l’iconografia è la stessa che  forse le nuove generazioni (e non solo loro) non ri-conoscono: san Giorgio uccide il drago, santa Lucia ha gli occhi sul vassoio, san Sebastiano è trafitto dalle frecce, san Marco ha il leone accanto a sé.

Nel contesto del Museo Diocesano di Venezia i visitatori (piccoli e grandi) sono invitati a confrontare le immagini dei disegni con alcuni capolavori del passato: da qui è possibile partire verso percorsi e itinerari in città (dalle chiese alle Gallerie dell'Accademia) per riscoprire i grandi cicli iconografici nei quali l'iconografia dei santi è spesso protagonista. I disegni manga

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Chiara_Tagliazucchi


19 marzo – 29 maggio 2010 “Siamo messi male. Bisogna sbrigarsi, se si vuole vedere ancora qualcosa. Tutto sta scomparendo”. Così scrive P. Handke nei “Colori del giorno”. E il suo è un grido d'allarme di fronte a un mondo che conosce una inquietante catastrofe ecologica, una profonda infrazione di tutti quelli che sono gli equilibri naturali. Ebbene, la pittura di Chiara Tagliazucchi ci pone di fronte ad eventi catastrofici come tornado, cataclicmi, diluvi: ed è come se volesse metterci nel cuore stesso degli eventi e provocare in noi, attraverso la minaccia, un incremento di percezione. Però l'artista non ha nessuna intenzione di realizzare opere di sentore critico o moralistico, pronta poi a sfoderare l'apologia della redenzione. Lei non mira solo a far vedere, quanto piuttosto a protrarre la visione, ad esibire il motivo in questione oltre il motivo stesso, a spingere l'immagine oltre l'immagine. Come seguire, del resto, il percorso spettrale, impalpabile, impermanente di un tornado, se non facendo esperienza di un perenne movimento della materia? Se osserviamo le tele della prima sala, le potremmo definire “eoliche” o anche astrali o “astratte”. Il colore, la pittura sono sempre a un limite, a una soglia che li assorbe e li fa sparire nella tela. Non tendono all'esterno, ma stanno in una sorta di

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