mustafa

Dal 20 maggio - 30 settembre 2012 a Ferrara al Museo Giovanni Boldini, Palazzo Massari MUSTAFA SABBAGH Memorie Liquide. A cura di Maria Luisa Pacelli e Barbara Guidi.

...come nostalgiche vestigia di un mondo lontanissimo.

La seconda installazione consiste in due stampe di grande formato retroilluminate che replicano le vedute del giardino su cui affacciano le finestre di una delle sale. In essa s'indaga il rapporto tra spazio interno-esterno e la proiezione di questi nella dimensione fittizia dell'opera d'arte.

La selezione di fotografie, presentate lungo il percorso del museo, ritraggono modelli celati dietro maschere feticcio composte di oggetti disparati, come forchette, parrucche, paraocchi, elmetti, velette, uccelli impagliati, realizzate da Simone Valsecchi, dress designer che ha collaborato con artisti quali Luca Ronconi e Peter Greenaway. Singole, o appaiate in dittici di cupa bellezza, in cui le figure sono accostate a paesaggi notturni, queste immagini sono composte con estrema raffinatezza e cura ossessiva per il dettaglio tecnico e compositivo e alludono a un immaginario di costrizione e tortura.

Con una tecnica sapiente, Sabbagh cattura il soggetto, lo staglia su fondali antracite e cobalto, bloccandolo in pose ieratiche, frontalmente o di profilo, come fosse inciso su antiche medaglie. Nella finzione del travestimento, lo sguardo, tramite di vita, è schermato dalla maschera, espressione della simulazione, ma al

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Dal 25 maggio al 26 agosto 2012, Museion presenta Pawel Althamer mostra Polyethylene, inaugurazione 25 maggio. Performance Common Task, Bolzano (2012).

Un esercito di bianche creature dormienti, candide sculture sognanti, fissate, come per un incantesimo, in un gesto, in una posa. Tutte hanno un nome, ognuna racconta una storia. Insieme formano un grande ritratto di gruppo collettivo. È questa la visione, magica e straniante, che si trovano davanti i visitatori di "Polyethylene". Come astronauti provenienti da un altro mondo, si sono aggirati tra le sculture, al suono di una cornamusa, i venti performer dorati di "Common Task, Bolzano (2012)", il progetto performativo di Pawel Althamer che accompagna la sua mostra a Museion (dal 23 al 25 maggio). La "visita" del gruppo dorato è proseguita tra le vie di Bolzano e presso il Museo archeologico dell'Alto Adige. Nel pomeriggio l'autobus di Common Task è partito alla volta della Val Gardena.

Il Museion di Bolzano dedica un doppio appuntamento a Pawel Althamer: la personale dell'artista "Polyethylene" a cura di Letizia Ragaglia e il progetto performativo a cura di Andrea Viliani "Common Task, Bolzano (2012)", alla sua prima assoluta in Italia.

Polyethylene: tra film di fantascienza e spettacolo barocco.

In occasione della mostra su Pawel Althamer gli spazi di Museion saranno invasi da una settantina

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William-Congdon

«William Congdon è l'unico pittore, dopo Turner, che ha capito Venezia, il suo mistero, la sua poesia, la sua passione. Il suo modo d'esprimersi è moderno, la sua comprensione vecchia quanto la città stessa. Egli ha saputo cogliere l'effettiva essenza di molti secoli e fonde questa visione in un sogno così fantastico e bello che i suoi dipinti lasciano senza respiro [.] Sono fatti di lava; sono lampeggianti; palpitano della vita e della passione di tutti i veneziani che da lungo tempo riposano nella loro ultima dimora.» Così scriveva Peggy Guggenheim nel 1953, esprimendo il suo entusiasmo di fronte alle Venezie di Congdon.

Ora, l'occasione del primo centenario della nascita di colui che è uno dei maggiori anche se più trascurati protagonisti dell'Action Painting americana è colta da Ca' Foscari per realizzare, in collaborazione con la William G. Congdon Foundation di Milano-Washington e con il sostegno di Assicurazioni Generali, una mostra con oltre 40 opere sul lungo soggiorno (1948-1960) dell'artista a Venezia, la città che diviene, dopo New York, il secondo e più importante correlativo della sua ricerca espressiva, e sulle raffigurazioni che quel soggiorno produsse. Congdon, come aveva avuto modo di osservare ancora Peggy, «non appartiene a nessun gruppo di pittori. Sta a parte. Non appartiene a nessuna scuola. Nessuno ha

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A Ferrara, dal 22 aprile al 10 giugno 2012 il Padiglione d'Arte Contemporanea ospiterà la mostra collettiva VIOLENCE. L'arte interpreta la violenza, scelta per la XV edizione della Biennale Donna e organizzata dall'UDI – Unione Donne in Italia di Ferrara e dalle Gallerie d'Arte Moderna e Contemporanea di Ferrara.

Continuando il percorso iniziato nelle precedenti tre edizioni, la Biennale Donna ancora una volta si prefigge il compito di individuare ed esplorare tematiche legate a problemi socioculturali, identitari, comportamentali e geopolitici, interpretati grazie all'acuta creatività di alcune delle più note voci femminili dell'arte contemporanea.

Curata da Lola Bonora e Silvia Cirelli, l'esposizione propone il percorso di sette artiste già affermate a livello internazionale e la cui ricerca è da tempo incentrata sul tema della violenza, una questione purtroppo ancora oggi molto attuale. VALIE EXPORT, Regina José Galindo, Loredana Longo, Naiza H. Khan, Yoko Ono, Lydia Schouten e Nancy Spero raccontano realtà ed esperienze estremamente diverse l'una dall'altra, indagando la pratica della violenza nelle sue accezioni più ampie e disparate: da quella individuale a quella familiare, da quella culturale a quella politica fino ad arrivare a quella sociale.

Senza limitazioni di genere o identità, la rassegna rivela confronti a volte urlati altre soffocati, presentati con una molteplicità di linguaggi espressivi come sculture, fotografie, disegni,

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02_Tommaso_Filippi_sarti2

 2 giugno - 30 settembre 2012 orario 9.00 /20.00. 1 - 30 ottobre orario 9.00/17.00

Immagine: Tomaso Filippi Lavoratori veneziani sfollati dopo la disfatta di Caporetto, un gruppo di sarti confeziona divise militari 1917 Venezia Fondo Tomaso Filippi, IRE

Parallelamente alla mostra di pittura Nobiltà del lavoro. Arti e mestieri nella pittura veneta tra 800 e 900, in Villa Pisani si presenta una rassegna di fotografie storiche di Tomaso Filippi (Venezia 1852-1948) che, attraverso il suo sapiente obiettivo, restituisce usi e costumi di una Venezia in gran parte «sparita».

La mostra, ospitata nella "Casa del Giardiniere", nel parco di Villa Pisani, è stata promossa dalla Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici per le province di Venezia, Belluno, Padova e Treviso, ideata e curata da Giuseppe Rallo, con Myriam Zerbi e Luisa Turchi, ed è organizzata da Munus in collaborazione con il Fondo Filippi, che conserva l'archivio fotografico donato all'IRE (Istituto di Ricovero e Educazione di Venezia) da Elvira Filippi, ultima figlia del fotografo Tomaso Filippi, e con Daniele Resini, che ha curato la schedatura e catalogazione scientifica del vasto patrimonio - oltre 7693 lastre originali - e realizzato una mostra antologica nel 2000 alla Fondazione Querini Stampalia di Venezia.

Nella seconda metà dell'Ottocento sono in molti gli operatori che, affascinati dal nuovo mezzo espressivo, veneziani

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tapies

Sabato 5 maggio 2012, e fino al 7 luglio, alla Galleria Guastalla Centro Arte di Marco e Laura Guastalla si è  inaugurata una mostra  in omaggio al grande artista catalano Antoni Tapies, scomparso il 6 febbraio a Barcellona, con una mostra dal titolo "Nocturn matinal" di opere originali su carta tra cui acquaforti e litografie ritoccate a mano dall'artista.

Figura chiave dell'informale internazionale, nell'ambito di questa corrente Tàpies ha svolto il ruolo di tramite tra la cultura surrealista dei suoi inizi, a contatto con Mirò e Picasso, e le successive esperienze oggettuali, che hanno anticipato le sperimentazioni dell'Arte povera. I suoi dipinti, le sue sculture, le opere grafiche hanno infatti segnato uno spartiacque tra le generazioni storiche dell'arte e le neoavanguardie.

La caratteristica dominante del suo lavoro è l'impiego dei materiali, che conferiscono spessore alle opere, che in genere sono non figurative, dalle tinte spente e monotone ma di grande intensità, derivante proprio dalla qualità sculturale della superficie. Sulla superficie interviene con segni, sgraffiature e graffiti creando un effetto simile a quello dei muri scrostati, ricchi di avvenimenti, vicende; talora su queste superfici traccia segni, simboli, lettere.

Se la presenza di simbologie potrebbe richiamare una concezione di tipo spirituale, l'artista invece si autodefinisce un realista, muovendosi su un livello oggettivo.

La mostra

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