ruggine-e-antiruggine

Sabato 12 maggio 2012, e fino al 3 giugno, alle ore 18 Mario e Arianna Brunello, per il loro Antiruggine, il capanon - laboratorio culturale a Castelfranco Veneto, propongono con Pino Guzzonato una ulteriore tappa della loro ricerca tra gli artisti che sappiano esprimere in modo veramente originale la contemporaneità.

Nel capanon Antiguggine, luogo di incontro e confronto di musicisti, scrittori, intellettuali di mezza Europa, le mostre sono un evento raro: non più di una l'anno e con artisti individuati con molta oculatezza. Per questo ogni nuova proposta qui si trasforma in una evento, quasi una festa di consacrazione sancita dal violoncello di Mario in dialogo con le opere di volta in volta esposte.

Per questo prestigioso appuntamento Pino Guzzonato ha scelto di rendere omaggio alla mission del capanon brunelliano: disincagliare con l'antiruggine i meccanismi della cultura nazionale, affetti da incrostazioni che nella quasi indifferenza di molti, anche se non di tutti, li hanno incagliati, pietrificati quasi.

Pino Guzzonato, nato nel 1941, vive e lavora in provincia di Vicenza nella sua casa-laboratorio a Tretto di Schio. E' un artista che crea sperimentando da molti anni con tecniche e materiali diversissimi, è scultore, pittore, disegnatore, incisore che ha usato la pietra, il legno, la ceramica, la plastica, il metallo, sempre utilizzando le qualità concrete

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Bologna 27-30 gennaio 2012 - quartiere fieristico di BolognaFiere.

La città di Bologna diventa centro italiano dell’arte moderna e contemporanea nelle giornate di Arte Fiera 2012. Il programma di quest’anno realizza un impegno comune, ulteriore e ancor più forte, con tutte le istituzioni culturali della città: "Per realizzare l’obiettivo già con questa edizione di mettere in campo l’impegno non solo di una fiera d’arte anche in città, come è stata finora con grande successo Arte Fiera Art First, ma di tutta una città per l’arte" ha dichiarato il Presidente di BolognaFiere Duccio Campagnoli.

Questo impegno comune si concretizza già con l’accordo che dà la possibilità per tutti i visitatori di Arte Fiera di avere, con il biglietto della manifestazione, l’ingresso gratuito anche al MAMbo (museo d’Arte Moderna di Bologna) e al Museo Morandi, così come alle nuove sale dei musei della città del circuito Fondazione Carisbo e a tutti i Musei Civici Cittadini (Archeologico, Musei Civici d’Arte Antica, Museo della Musica, Museo del Patrimonio Industriale).

Quest’anno, inoltre, il vernissage - giovedì 26 gennaio dalle ore 17 - si aprirà con gli artisti del Teatro Comunale sulle note delle splendide arie della Turandot, opera che sarà messa in scena nei giorni successivi presso lo storico teatro cittadino.

Dopo gli eventi dedicati a Bill Viola e Marina Abramovic negli

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lodola-1
19 novembre 2011 - 26 febbraio 2012.

A cura di Renato Barilli e Nicoletta Boschiero.

Se il Futurismo di Umberto Boccioni, ha influenzato profondamente l'arte italiana e preparato la via all'Arte povera, qual è invece l'eredità storica dell'altro Futurismo, quello di Balla e di Depero, con la sua sintesi originale di decorazione e funzionalismo? La domanda se la pone da tempo il critico Renato Barilli. Una questione che non riguarda solo la riflessione accademica: descrivere e mettere in prospettiva i molteplici esiti della maggiore avanguardia italiana ha assunto una particolare urgenza nell'onda lunga del centenario del Futurismo (2009).

In mostra una trentina di opere di Gianantonio Abate, Clara Bonfiglio, Dario Brevi, Gianni Cella, Andrea Crosa, Innocente, Marco Lodola, Battista Luraschi, Luciano Palmieri, Plumcake e Umberto Postal. Le loro opere dialogano con gli arazzi, le tele, gli oggetti e la grafica di Fortunato Depero, in un allestimento che mette in luce la grande capacità di questi artisti di spaziare con assoluta libertà tra varie espressioni artistiche, utilizzando materiali prodotti dalle nuove tecnologie, come il plexiglass, il pvc, il neon.

I "Nuovi Futuristi" hanno esplorato i territori al confine tra design e pubblicità, ma anche tra narrazione, fumetti e cartoni animati.

Ulteriori Informazioni: Museo Casa Depero

In copertina un lavoro di Lodola

 
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Gino_Severini_-_Ritmo_plastico_del_14_luglio

1) “Gino Severini 1883-1966”  - 17 settembre 2011 - 8 gennaio 2012

Il progetto espositivo, a cura di Gabriella Belli e Daniela Fonti, ha avuto una significativa anticipazione tra aprile e luglio 2011 al Musée de l’Orangerie di Parigi con la rassegna intitolata “Gino Severini (1883 – 1966), futuriste et néoclassique”,
La mostra ricostruisce l’itinerario artistico di Severini attraverso una selezione di circa ottanta opere, provenienti dalle più importanti collezioni pubbliche e private italiane e internazionali. Protagonista del movimento futurista, Gino Severini svolse un ruolo fondamentale come punto di contatto tra l’arte italiana e francese nel periodo delle avanguardie e, successivamente, del ritorno al classico.


Nato a Cortona nel 1883, dopo gli anni trascorsi presso lo studio di Giacomo Balla a Roma, Severini compie la sua formazione tra l’Italia e la Francia, dove si trasferisce nel 1906. La ricerca divisionista, che si fonde con l’influenza del pointillisme, è alla base della sua originale interpretazione del futurismo. Il linguaggio dell’avanguardia italiana si incrocia a sua volta in maniera determinante con le suggestioni del cubismo e dell’orfismo.

A partire dalla metà degli anni Dieci, Severini è tra i protagonisti della stagione del “ritorno all’ordine”, di cui pone le basi con la straordinaria Maternità del 1916, cronologicamente vicina alle opere di Picasso nell’anticipare la tendenza di un nuovo

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gastone_novelli

15 ottobre 2011 – 1 gennaio 2012

Partendo dal confronto tra le avanguardie storiche che hanno segnato gli inizi del XX secolo e che contraddistinguono la Collezione veneziana, quali Cubismo e Futurismo, la mostra di Gastone Novelli (1925-1968) tra i principali protagonisti dell’arte italiana degli anni ‘50 e ’60, realizzata in collaborazione con l’Archivio Gastone Novelli di Roma, secondo la consolidata formula curatoriale ideata da Luca Massimo Barbero guida l’osservatore verso una nuova comprensione delle opere, note e meno note, della Collezione Peggy Guggenheim attraverso il dialogo fitto e multi-interpretativo con lavori di artisti più contemporanei. All’interno delle stesse sale, capolavori appartenenti alle avanguardie del primo Novecento si confrontano tematicamente e scientificamente con opere del secondo dopoguerra, fino a lambire i confini della contemporaneità, in un percorso espositivo che rappresenta un’occasione unica per osservare l’evoluzione di temi e segni in nuove forme espressive.

In questa occasione, la sua scrittura poetica di gastone Novelli, la sue grandi tele equilibrate tra segni, colori, parole, ricostruiscono il rapporto dell’artista con Venezia: accanto ai taccuini degli anni ‘60 in cui raffigurò la città lagunare, sono presenti lavori realizzati tra il ‘64 e il ’68, alcuni dei quali del tutto inediti, dedicati alla città o creati nello studio veneziano. Proprio il 1968 rappresenta un anno cruciale che vede

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Verginer_OK

1 ottobre - 3 dicembre 2011

Otto sculture lignee, lavorate a tutto tondo, a tutto rilievo, che si ergono con le loro masse e i loro volumi, con il peso della loro materia nello spazio in cui sono collocate. Otto forme che in molti casi sembrano concentrate su di sè e sul proprio sistema interno di relazioni formali e di significati, come nella tradizione della grande statuaria antica e moderna. Ma la manualità decisa, anzi la lotta serrata con cui Willy Verginer (Bressanone, 1957) provoca o accarezza il legno non consegue un che di arcaico o di ieratico: egli non fa statue, totem o menhir, ma immagini in azione, in cui affiorano ancora i segni della sgorbia, della pialla, della raspa: “tutti attrezzi dai nomi così duri e corti che chi ha buon occhio li sente ancora lavorare” (G. Bachelard).

 

I suoi personaggi, sempre ad altezza naturale, non hanno riconoscibilità, connotazioni, ma vivono in una sorta di dimensione astratta. Eretti senza essere monumentali, sublimi senza essere eroici. Per attirare l'attenzione su di sè, essi non hanno a disposizione che le loro pose: gesti minimi, al limite del banale e dell'insignificante, ma anche gesti che fanno degli sforzi estremi per esprimersi, per comunicare oltre la loro fisicità.

Essi trasportano la scultura su

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