Tatiana_Trouv_Museion

23 maggio - 7 settembre 2014, Museion, Bolzano - Prima personale di Tatiana Trouvé in un museo italiano. Trouvé (Cosenza, 1968, vive e lavora a Parigi) ha all'attivo diverse mostre in istituzioni come il Kunsthaus di Graz, il Migros Museum di Zurigo o il Centre Pompidou di Parigi, oltre alle partecipazioni alla Biennale di São Paulo (2010) e alla Biennale di Venezia (2007).

Nelle installazioni di Tatiana Trouvé il visitatore è coinvolto fisicamente in situazioni cariche di fantasmi, che oscillano tra il reale, l'immaginario e l'illusorio. Nell'universo creato dall'artista lo spazio della materia e la forma fisica convergono con la dimensione temporale e con la memoria. Razionale e irrazionale sono connessi: come emerge dai complessi disegni scenografici -che testimoniano il suo particolare legame con l'architettura – il contesto concreto allude a dimensioni invisibili.

La mostra a Museion è costruita attorno alla grande installazione 350 Points towards Infinity (2009). 350 sottili pendoli calano dal soffitto e tracciano lo spazio fino al suolo, seguendo traiettorie diverse. La suggestione di un'esile pioggia metallica invade lo spazio, mentre al visitatore rimangono celate le forze invisibili che attirano i fili nelle diverse direzioni. L'opera modifica così l'assetto fisico del quarto piano, ne trasforma l'abituale percezione e apre all'immaginario e al fantastico. Altri lavori in mostra giocano sul filo della
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Palazzo_Chiericati_Vicenza
 

18 aprile - 22 giugno 2014 Palazzo Chiericati (interrati palladiani) Piazza Matteotti, Vicenza - Orario: dal martedì alla domenica dalle 9.00 alle 17.00 (ultimo ingresso ore 16.30)

La mostra dal titolo "Nicola Samorì. La pittura è cosa mortale" offre al pubblico un'interessante panoramica della maestria pittorica di questo autore attraverso una selezione di circa 45 opere di grandi e piccole dimensioni.

Questo primo evento espositivo a palazzo Chiericati dopo la sua riapertura, porta la pittura della giovane promessa Nicola Samorì, con la curatela di Achille Bonito Oliva, a dialogare coerentemente con il valore storico-architettonico del palazzo palladiano e, non da ultima, con la sua pregevole collezione permanente, offrendo così anche l'occasione per apprezzare le opere dei grandi Maestri qui custoditi.

Organizzatore: Fondazione Vignato per l'Arte di Vicenza in collaborazione con la Collezione Coppola, la Galleria Mazzoli di Modena e l'assessorato alla Crescita e i Musei Civici di Vicenza

Ingresso alla mostra compreso nel biglietto di Palazzo Chiericati di 4,00 euro.

info: www.museicivicivicenza.it  www.fondazionevignato.it  tel 0444/222811-222104

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Eduard_Habicher_Galleria_Goethe

Tra peso e leggerezza, realtà e illusione, trasparenza e opacità. Eduard Habicher costruisce la sua scultura come fosse un luogo "altro", fantasmatico. Che invade lo spazio e che dallo stesso spazio si fa invadere. Alla Galleria Goethe di Bolzano, fino al 4 marzo 2014.

"Lo spazio è un dubbio: deve essere continuamente individuato, designato, conquistato.". Così G. Perec. Ebbene, la scultura di Eduard Habicher (Malles, Bolzano, 1956; vive a Merano) si pone proprio come una ininterrotta interrogazione dello spazio. Essa può accompagnarlo, riconfigurarlo, estenderlo, facendo ricorso ad un gioco combinatorio di elementi instabili, dislocati, aperti. Anche la scultura dell'Avanguardia, da Tatlin a Calder, ha provato a sfidare le leggi della gravità, ma l'ha fatto sottolineando la propria leggerezza. Habicher non ha bisogno di esibire una levità di materiali; semplicemente solleva da terra l'acciaio, il legno combusto, il vetro. La leggerezza nelle sue opere non nasce dalla materia, nasce dal movimento. E le forme definiscono più il loro divenire che il loro essere. Lo stesso discorso vale anche quando interviene la negazione di ogni fisica consistenza (come può essere l'ombra che non è mai meno reale del corpo che la proietta o il vetro che suscita autentiche trasparenze sulle pareti): sono solo stratagemmi illusivi, che non hanno nessuna intenzione di contraddire l'ordine dello

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Eros_Bonamini_9
22 novembre 2013 - 31 gennaio 2014
inaugurazione venerdì 22 novembre 2013 ore 18.00 - presenta Marco Meneguzzo
 
"Ho conosciuto pochi artisti di così lucida intelligenza e di altrettanto vivace ironia". Come non essere d'accordo con quanto scriveva Eugenio Miccini nel 1992 di Eros Bonamini, che con costanza e coerenza ha sviluppato "una ricerca, per niente affannato a situarsi nelle mode precarie" cui talvolta indulge il mercato dell'arte. Uomo di profonda cultura e grande sensibilità Bonamini ha agito al di fuori di qualsiasi scopo pragmatico e di ogni logica del profitto, con l'unica motivazione di un "fare che dimentica il già fatto e guarda solo davanti a sé".
Con questa mostra si vuole dare un'idea del suo percorso artistico, che pur modificandosi negli anni rimane sempre fedele al suo assunto teorico: far coesistere il tempo e lo spazio indagandone il rapporto intrinseco, "il tempo e lo spazio che sono quelli del fare e del pensare, misure, luoghi dell'evento"(Miccini).
Non a caso tutto il suo percorso è segnato dalle "cronotopografie" (scritture di spazio e tempo) eseguite sia pure con tecniche e mezzi diversi ma sempre con padronanza degli strumenti e controllo degli esiti. Saranno esposte le opere della serie dei Cementi, dei Nastri e degli Inchiostri realizzate fra il 1975 e il1978; quelle degli
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Artissima_2013

dal 8 al  10 novembre 2013 a Torino- 5a la posizione di Artissima tra le 30 fiere internazionali di arte contemporanea secondo Skate's Art MarketResearch, New York.  Nel corso degli anni Artissima si è accreditata infatti a livello internazionale come un osservatorio sulla migliore ricerca nel campo delle arti visive e un evento culturale imperdibile per addetti ai lavori, appassionati d'arte e per la stampa, attirando 50.000 visitatori e oltre 1.200 giornalisti nel 2012.

La fiera è suddivisa in cinque importanti sezioni: Main Section, che ospita le gallerie più rappresentative del panorama artistico mondiale; New Entries, dedicata alle gallerie giovani più interessanti; Present Future, sezione ad invito caratterizzata da stand monografici di artisti emergenti a livello internazionale; Back to the Future, mostre personali di artisti attivi tra gli anni '60 e '80 selezionati da un team di prestigiosi direttori di museo e curatori; e Art Editions, dedicata a gallerie e altri spazi che presentano edizioni, stampe e multipli di artisti contemporanei.

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G._Lamonaca_Nube_2013_vrl

26 luglio – 5 agosto 2013

La nuvola è un universo di forme in continua trasformazione: è il simbolo più patente dell'indeterminazione. Non è afferrabile, non è dominabile: è un elemento aereo, mobile, evanescente. E quindi astratto.

Come fissare in un'inquadratura fotografica qualcosa che non ha una traccia definita, una presenza irriducibile? Come registrare in maniera oggettiva ciò che è emblema del sogno, del viaggio, del mistero, del sacro? Ebbene, Giancarlo Lamonaca sembra fare suo quello che era anche l'intento di Luigi Ghirri: quello cioè "non di scattare foto, ma di costruire immagini".

Così, quando egli mette a fuoco il cielo non si pone l'obiettivo di coglierlo secondo una connotazione di tipicità (un cielo carico di cirri o di cumuli o di nembi), quanto invece di sorprenderlo secondo un criterio di generalità. Anzi: il suo permanere sull'identico soggetto lungo tutta la sequenza fotografica gli permette di andare aldilà del puro dato fenomenico in sé, per intuire le infinite relazioni enigmatiche latenti nel fondo dello stesso dato. Il suo, direbbe Michail Bachtin, è una sorta di "testo plurimo, dialogico, polifonico". Lamonaca, in altre parole, fa diventare il cielo la sua "Sainte-Victoire" da osservare così intensamente e così a lungo da perdersi nell'enigma della sua visione.

E' ovvio che per ottenere tutto questo l'artista

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